Di Andrea Atzori
Sentiamo parlare, da svariate settimane, negli organi informativi, delle elezioni politiche in Russia, per il rinnovo di quel parlamento. Le accuse di brogli, cominciavano a profilarsi assai prima che le operazioni elettorali avessero inizio. Eppure, quelle elezioni hanno fornito un risultato sorprendente, la perdita, da parte del partito di Russia unita, della maggioranza assoluta. In pratica, Putin per formare il suo nuovo governo, è costretto a scendere a patti con l’opposizione, cioè a formare un governo di coalizione. Sarebbe, questo, un regime dittatoriale ed assoluto? Non mi pare proprio. Inoltre, risulta, dall’esito elettorale, che il partito che ha registrato maggiori consensi, dopo quello di Putin, sia quello comunista. Altro dato da cui, in modo inconfutabile, si deduce che l’opinione pubblica Russa, non è proiettata verso un sistema politico di stampo occidentale, con o senza Putin, ma che, semmai, rientra, velocemente, nello stesso modello di regime politico ad ispirazione marxista, da cui è stato governato per oltre settant’anni. L’altro, grande partito russo, avversario di Putin, è quello nazionalista di Vladimir Girinovskij. Può rappresentare, esso, una valida alternativa che sia, in qualche modo, favorevole agli interessi americani in Russia? Ma, dopo che uno qualsiasi di questi schieramenti, conseguisse quel successo elettorale, che gli permettesse di salire al potere, gli USA, sarebbero soddisfatti e pronti a ritirare i loro attacchi e le loro minacce? Non credo proprio, anzi, sarebbero ancor più determinati a chiedere dei cambiamenti, poiché ad essi interessa che la Russia sia governata da uomini direttamente designati dalla Casa bianca. Ed eccoci arrivati al cuore del problema. Quali diritti può vantare una nazione da sempre avversaria del popolo Russo, come gli USA, ad imporre un sistema di potere nazionale che sia di suo gradimento? Abbiamo assistito agli eventi, tragici, della presa di potere in Georgia di un uomo designato ed imposto dalla Casa bianca. Sappiamo quanto, quell’evento storico, abbia minacciato di sprofondare il mondo in un conflitto mondiale nucleare ed, ancora, sia un fronte aperto per una possibile esplosione di una guerra ormai senza speranza per le sopravvivenza della vita sul nostro pianeta. Gli sforzi degli americani per la penetrazione militare dentro al territorio russo sono senza quartiere. Partiamo dal presupposto che un possibile regime legittimo russo, che nasca dall’esito di elezioni popolari, non potrà mai essere confacente alle mire ed agli scopi degli americani. Essi, hanno l’unica chance di sobillare le piazze, per conquistare il potere in modo rivoluzionario. Se, a vincere le elezioni fossero stati i comunisti od i nazionalisti, la protezione per l’integrità territoriale russa, sarebbe stata, in ogni caso, garantita. Ma penso, assai meno, sarebbe stata quella per le libertà democratiche. Questa situazione si spiega, assai bene, con la constatazione che, questa tanto decantata, dai media occidentali, manifestazione popolare contro il regime di Putin, svoltasi in questi giorni a Mosca, in sostanza, si sia ridotta ad un’esigua sparuta folla di cinquanta, forse, setta mila persone, in una nazione di quasi mezzo miliardo di abitanti. Se pensiamo che a Roma, per anni, nel corso del mandato a Berlusconi, si sono tenute manifestazioni oceaniche di piazza con quasi un milione di partecipanti, senza, peraltro, scalfirne, minimamente, il potere, che è caduto solo a causa della crisi economica e degli scandali sessuali e giudiziari di costui, ci possiamo rendere conto del ridicolo con cui gli USA e per prima la signora Clinton si stanno coprendo. I sommovimenti di piazza, sono in piena esplosione in tanti paesi del mondo occidentale, a causa della crisi economica durissima in cui è precipitato tutto il sistema capitalista occidentale, mi riferisco alle manifestazioni degli Indignados e non solo. Una figura, questa della signora Clinton, che, credo, in fatto di democrazia, ha ben poco da insegnare alle altre nazioni. Se teniamo conto del fatto che il potere, c.d. democratico, nella Nazione che si reputa un faro nel mondo per la conquista e la difesa di quelle libertà, viene trasmesso, notoriamente ed incontestabilmente, per via familiare od ereditaria, capiremmo che quella democrazia è solo un’illusione ottica. Il potere politico, in USA, è sempre stato nelle mani delle solite famiglie, che se lo tramandano per discendenza genealogica. Non parlo solo dei Kennedy, dei Busch, ma anche dei Clinton. Il primo Presidente di colore americano, fu solo un’operazione di facciata, per far sorbire al popolo, il passaggio di potere tra i due coniugi Clinton. Perché, comunque, alle elezioni presidenziali, vincesse o perdesse, nel confronto con il suo avversario di partito, la signora Clinton, avrebbe, comunque, mantenuto, saldamente, il potere nelle sue mani, così come, infatti, sta dimostrando di fare. La c.d. democrazia americana, è stata contrassegnata dalla consegna per via dinastica delle insegne del potere. Come nei più beceri regimi dell’assolutismo monarchico esso è stato tramandato tra fratelli dentro alla famiglia Kennedy, da padre in figlio in quella Busch, tra marito e moglie in quella Clinton. Con una breve parentesi di un attore hollywoddiano, Donald Reagan, che, dall’alto della sua ignoranza politica, ha avuto l’unico merito di iniziare l’escalation militare USA su tutti gli scacchieri internazionali, e di un altro attore, il superfusto Arnold Swatzenegger, che si è dovuto sposare una Kennedy, per diventare governatore della California, Stato che ha spedito alla malora, lasciandolo in una montagna di debiti, anche dopo la sua scoperta del tradimento coniugale, per aver messo incinta una domestica al servizio nella sua aristocratica dimora! Questi sono gli esempi lampanti della trasparenza democratica di quel luminoso faro di civiltà democratica che gli americani si vantano di essere e che rivendicano il diritto di esportare nel mondo. La mancanza del minimo rispetto per il diritto internazionale si può desumere dalla semplice considerazione che agiscono sempre senza aspettare le pronunce degli organi di giustizia internazionale demandati a decidere su determinato casi di violazione di principi e norme giuridiche dell’ordinamento internazionale, ed in via assolutamente unilaterale ed autoreferenziale. Si può riscontrare, di solito, in questi interventi a gamba tesa, negli affari interni degli altri Stati, la strategia della preparazione del terreno mediatico, o per sovvertire l’ordinamento costituzionale di uno Stato considerato ostile, cioè non allineato, oppure per la preparazione di un intervento militare. Le guerre contemporanee, aperte un po’ in tutti gli scacchieri internazionali, sono sempre state intraprese dagli americani. Dall’estremo oriente, Corea e Vietnam, ai soliti condizionamenti della politica degli Stati dell’America latina, al corno d’Africa, ai Balcani, all’Iraq, all’Afganistan, alla Palestina ed al Libano, al nord Africa, sono tante le guerre che gli americani hanno scatenato nel mondo, e che spettano, ancora, di essere completate con le prossime potenze in lista d’attesa, cioè l’Iran, la Russia e la Cina. A fare le spese di questi ferocissimi conflitti militari sono sempre state le popolazioni povere e diseredate del terzo mondo. Si reputa che prima dell’attacco alle torri gemelle, a seguito dell’embargo di viveri e medicinali, in Iraq, ogni giorno, morissero seicento bambini. L’intervento militare in Iran non è più neppure un optional. E’ già stato deciso, come risulta dall’inasprimento dei reciproci rapporti diplomatici tra le due nazioni. Con la Cina, si sta aprendo un fronte di conflitto nel pacifico causato dall’installazione di basi militari in Australia da parte degli americani, direttamente mirate a contrastare l’influenza commerciale della Cina in quell’area del pianeta. L’insofferenza cinese a quelle operazioni strategiche militari americani è ben espressa nelle dichiarazioni del presidente cinese che esorta il popolo cinese e le sue istituzioni politiche e militari, a prepararsi per una eventuale guerra. La stessa apertura di credito dei cinesi, nei confronto dell’UE e degli americani, all’indomani dell’accordo recente sul rinnovo del trattato dell’Unione europea, non deve essere frainteso, ben sapendo quanto, questi prestiti internazionali, siano nefasti per il mantenimento dell’integrità della sovranità nazionale, per gli Stati debitori. Il caso della crisi economica Italiana ne è un esempio illuminante. I tempi dell’aggressione alla Russia si stanno allungando oltre misura, a causa della temibile potenza nucleare di cui questa nazione dispone e che, in caso di suo uso integrale, lascerebbe poche chance per la dichiarazione di vincitori o vinti. Basterebbe rileggere il libro di John Fitzgerald Kennedy, strategia di pace, per rendersi conto che, fin da quei tempi, fine anni cinquanta, ciascuna delle due superpotenze, disponeva di un arsenale atomico in grado di distruggere per sette volte di seguito, ogni forma di vita sulla terra. Si trattava di ordigni nucleari di prima generazione. Si pensi solo al fatto che oggi, gli Usa possiedono 800 bombe atomiche, la Russia 1500 e la Cina 300 e sono tutte di ultima generazione. Ma, che gli Usa vogliano arrivare ai ferri corti con la Russia e la Cina, è cosa, assolutamente, scontata. La scusa delle libertà democratiche da diffondere nel mondo, diretta a connotare quelle guerre come guerre sante, è solo un pretesto, considerando quanto la stessa democrazia americana sia, nient’altro, che una maschera dietro la quale si nasconde il peggiore degli assolutismi. L’antica nobiltà è stata solo sostituta dall’aristocrazia del danaro, ma il risultato non cambia, è sempre lo stesso. Storicamente, la Russia non è mai stata uno Stato violento ed aggressivo. Ha sempre aspettato di essere attaccata prima di contrattaccare. Così è stato sia nel primo tentativo d’invasione di Napoleone e poi con l’ultimo messo in atto da Hitler. Che il tempo, per una terza, forse ultima e decisiva, guerra di occupazione del territorio russo, si stia avvicinando, pare sia scritto nella successione stessa degli eventi internazionali che si stanno concatenando, come risulta dalle considerazioni espresse da illustri studiosi della storia moderna. La crisi economica che stiamo attraversando e sperimentando è molto simile a quella che precedette la seconda guerra mondiale. La diffidenza delle potenze mondiali nei confronti degli USA è aumentata, dopo la tempesta diplomatica che si è abbattuta sul sistema di sicurezza di quel paese in seguito alle rivelazioni dei file che Wikileaks ha sottratto al dipartimento di stato americano. La guerra dei Balcani, oltre ad avere punito la Serbia con la divisione del suo territorio, per effetto della secessione del Kosovo, in violazione dei principi di diritto internazionale sulla sovranità degli Stati, ha messo a nudo la realtà storica di un’area geografica composta dai c.d. Stati cuscinetto. Funzionanti, cioè, alla stregua di cuscinetti, per attutire l’impatto finale dello scontro tra l’occidente e l’oriente, cioè i due continenti che ospitano due diverse e contrapposte civiltà umane, millenarie ed in continuo attrito. La guerra lampo del dittatore nazista, servì a spazzare via, in un baleno, gli Stati slavi dei Balcani, catapultando, così, l’esercito tedesco, fino alle porte del pacifico e dormiente orso russo. La devastazione della guerra di occupazione fu terribile ed incredibile. Come ai tempi della guerra napoleonica, l’avanzata iniziale sembrava trionfale. Mentre l’esercito invasore avanzava, quello russo arretrava, lasciando i suoi villaggi e le sue città abbandonati alla furia nemica. Ma, dal profondo del suo sterminato territorio, il contrattacco fu tremendo e spietato. Come le orde napoleoniche subirono, in quella campagna bellica, la loro più orribile e totale disfatta, non uscendo quasi, se non annientate e distrutte, da quell’attacco ad un popolo apparentemente rassegnato e perdente, così, anche l’esercito tedesco subì un impatto talmente violento dalla controffensiva dell’esercito russo, che si narra, a Kiev, i soldato tedeschi, si fossero ridotti a cibarsi di topi pur di sopravvivere. Credo che, se un ultimo tentativo ci sarà di aggredire e sottomettere l’orso russo, questo significherà, come è logico prevedere, la fine di ogni forma di vita su questo pianeta. Il processo di fusione atomica è lo stesso che fa funzionare le stelle, cioè la reazione nucleare. Non si può sperare che la vita sulla terra possa continuare dopo un conflitto nucleare di quella portata.
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